Sguardo a Est: Metz Yeghern – Il grande male 1915-2015

imagesSu un’altura alle spalle della caotica Yerevan, c’è un museo e un memoriale di marmo bianco. Accanto, un piccolo giardino, con degli alberi giovani, persino gracili, ancora insicuri di fronte al vento che talvolta scuote la collina di Dzidzernagapert. Un parco della memoria in ricordo delle vittime, un albero per ogni paese o autorità che ha riconosciuto come genocidio quello perpetrato nell’Impero Ottomano ad opera del gruppo dei “Giovani Turchi” contro il popolo armeno fra il 1915 e il 1916 .

Durante la prima guerra mondiale, mentre le potenze mondiali erano impegnate a piegare i relativi avversari sui campi di battaglia, fra l’indifferenza generale si consumò una vera e propria pulizia etnica. Nella notte fra il 23 e il 24 aprile del 1915 ebbero inizio gli arresti di personalità eminenti dell’intellighenzia armena a Costantinopoli. Nei giorni e mesi successivi gli episodi di violenza, le persecuzioni, gli omicidi e le deportazioni di massa coinvolsero tutto il territorio dell’Anatolia interna in un crescendo senza fine.

Più di un milione e mezzo di civili uccisi, annientati. Il grande male, appunto. Մեծ Եղեռն. Così lo chiamano in Armenia.

Tolti quelli che portano il nome di singole personalità o istituzioni, si contano oggi nel parco della memoria di Dzidzernagapert una ventina scarsa di alberi, tanti quanti sono i paesi che hanno ufficialmente riconosciuto come fatto storico il genocidio del popolo armeno.

Il resto si consuma, anche dopo cento anni, in chiacchiere, proteste e discussioni ipocrite.

Ma se parlare del genocidio degli armeni solleva le prevedibili reazioni stizzite di Ankara, a colpire è soprattutto il silenzio di molte altre capitali del mondo – autoproclamatosi – civilizzato.

Per combattere l’oblio premeditato e colpevole cui si continua a condannare quel milione e mezzo di vittime, è stata allestita presso il Museo Piermaria Rossi di Berceto, Parma, la mostra Metz Yeghern – Il grande male, con apertura prorogata fino al prossimo 2 agosto.

A prestarci – dolorosamente – gli occhi per contemplare il dolore inenarrabile di questa tragedia del Novecento è Armin Theodor Wegner (1886-1978), paramedico tedesco di stanza nei territori dell’Impero Ottomano durante la prima guerra mondiale. Testimone del massacro del popolo armeno, Wegner raccolse documenti, notizie e fotografie (come quella qui sotto), in particolare dalla zona di Deir el-Zor, verso cui venivano dirette nelle estenuanti marce della morte le lunge colonne di deportati.

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Assieme a carte geografiche e schede storiche, circa un’ottantina di fotografie di Wegner, che nel 1933 prese apertamente posizione contro i primi pogrom antiebraici del Reich, costituiscono l’ossatura della mostra al Museo Piermaria Rossi. A completare il percorso si aggiunge l’esposizione di diverse tavole di Paolo Cossi e opere di Anselmo Francesconi, nonché la proiezione di documentari e video storici, come il film “Ravished Armenia” del 1919.

Del genocidio degli armeni torneremo a parlare; per ora volgiamo lo sguardo a est per segnalare questa importante mostra che offre giusta occasione per riflettere anche su come il centenario della Grande Guerra non possa essere isolato dagli altri tragici eventi ad esso collegati.

Maggiori informazioni e materiali si trovano anche nel blog del museo, qui.