I Guardiani del Silenzio di Andrea Contrini

Con piacere segnaliamo oggi questo libro di Andrea Contrini, giovane fotografo che ha lavorato anche sulla Grande Guerra e le tracce che di essa ancora si conservano nel paesaggio. I Guardiani del Silenzio è un viaggio fotografico tra le fortezze dei Grandi Altipiani trentini e dei Sette Comuni. Tutte le informazioni dettagliate sul libro le trovate anche qui. Oggi ce lo presenta lo stesso autore, Andrea Contrini, che ringraziamo del testo di presentazione e delle fotografie, nell’attesa di riospitarlo a breve per un’intervista che ci permetterò di ragionare assieme proprio sul ruolo della fotografia nell’elaborazione e nella documentazione della storia della Grande Guerra

Forte Cima Vezzena

Il primo conflitto mondiale viene spesso ricordato come una guerra di trincea, ma quella che si svolse sugli Altipiani Cimbri tra il maggio 1915 ed il maggio 1916 ricorda di più una battaglia navale, dove i mari erano distese di boschi e le navi erano fortezze di cemento armato. E oggi, come relitti sul fondo del mare, le vestigia di guerra sono immerse nella quiete e nel silenzio dei monti.

L’idea di un progetto fotografico è nata nel 2011 leggendo il libro “Tappe della Disfatta”, in cui lo scrittore austriaco Fritz Weber riportava la sua esperienza di guerra a Forte Verle sul Passo Vezzena. L’intensità di questa lettura mi ha portato a visitare i luoghi, in un viaggio tra le fortezze austro-ungariche di Folgaria, Lavarone e Luserna (Trentino) e quelle italiane dei Sette Comuni (Veneto): due complessi fortificati un tempo tra i più imponenti d’Europa e oggi scheletri di cemento che si stagliano contro il cielo, imponenti ma non più ostili.

Dei diciotto apprestamenti militari che ho esplorato il più noto è il Belvedere-Gschwent di Lavarone, oggi museo storico. E’ sulla copertina del libro perché rappresenta la punta dell’iceberg di questo mondo sommerso. Infatti, se alcuni forti sono stati ripuliti e restaurati in occasione del Centenario, altri sono in totale abbandono, a volte difficili da individuare a causa della vegetazione che li ha inghiottiti o con divieti di accesso perché i danni inferti dalla guerra e dai recuperanti hanno reso le strutture pericolanti.

Dentro le fortezze è l’architettura militare – con la sua austerità, il ripetersi infinito di forme e geometrie – che fa intuire l’alienazione e l’angoscia che sconvolse i combattenti: uomini costretti alla claustrofobia del cemento mentre fuori si scatenavano le tempeste d’acciaio; che combattevano contro un nemico lontano, che spesso non vedevano e che la guerra moderna aveva trasformato in una coordinata di tiro. Questo vissuto umano sembra impresso nel cemento delle casamatte e nel profondo dei tunnel sotterranei che si perdono nel vuoto.

Ma Belvedere, Verle e Verena non sono solamente nomi che evocano la guerra d’artiglieria: sono luoghi che hanno ritrovato la quiete, dove i venti del nazionalismo hanno smesso di soffiare e dove la natura che si riprende gli spazi avvolge le antiche ferite come se volesse curarle.

Con “I Guardiani del Silenzio” ho voluto raccontare il dramma dal passato attraverso le tracce che affiorano nel presente ma anche rendere omaggio allo scorrere del tempo e alla forza della natura che hanno trasformato i baluardi della guerra in luoghi di pace.

Andrea Contrini

Per informazioni: www.andreacontrini.com.