… e continuano a chiamarla Grande. Presentazione del nuovo Quaderno l’11 novembre

L’ottavo Quaderno del Cedos, edito sempre per Kellermann, è quasi pronto e sarà a breve disponibile in tutte le librerie! Un numero speciale, il prossimo, dedicato interamente ai canti della Grande Guerra a cui sarà allegato anche un CD. Con il titolo »… e continuavano a chiamarla Grande« questo Quaderno è curato da Francesca Gallo, Simone Menegaldo e Sergio Tazzer.

Verrà presentato in anteprima il prossimo sabato 11 ottobre, alle ore 17.30, presso la Villa Panizza, a Paese (TV). Simone Menegaldo offrirà un inquadramento storico dei canti della Grande Guerra che verranno poi eseguiti e cantati da Francesca Gallo. Un appuntamento speciale, ad ingresso libero, come gli altri eventi organizzati dal CEDOS in occasione del centenario di Caporetto.

Proponiamo qui a seguire la presentazione del Quaderno 8 di Sergio Tazzer, tratta dalla quarta di copertina.

 

 

»Il fronte fu una prova così traumatica che produsse esperienze artistiche di vario tipo, ma di esse solo il canto, stante la scarsissima alfabetizzazione del popolo in divisa, poteva trovare larga diffusione.
Questo però paradossalmente avvenne in gran parte a guerra conclusa: la malinconia, la rabbia, le paure e i disagi patiti dovevano essere esorcizzati per poter riprendere a vivere.
Fu quello, l’immediato primo dopoguerra, il momento topico per l’esplosione del canto di guerra, e sovente scavava per portare alla luce le radici di esperienze popolari, del mondo del lavoro, dell’emigrazione, delle campagne di prima della guerra.
Ciò che vogliamo raccontare è proprio la genesi, l’eredità, il portato di memorie di vita, di lotta, di malinconia, di amore antecedente il 24 maggio 1915.
Friedrich Schiller è lapidario: “La libertà esiste solo nel regno dei sogni e la bellezza fiorisce solo nel canto”. Lo scrive nel 1801.
La totalità dei soldati, salvo qualche istruito, non aveva mai letto Schiller e nemmeno sentito nominare, ma il concetto schilleriano per loro era sentito e vissuto con la stessa urgenza, con la stessa profondità, con lo stesso bisogno di ricevere il rancio, quando giungeva, e di bere qualcosa, quando si trovava. E fare in modo di scampare, di campare e di sognare; ma soprattutto di poter tornare dov’erano partiti.«